Arte
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STORIA DELL’ARTE PERSIANA
In questo stesso periodo a Susa si sviluppa la civiltà elamita, con la produzione di un elegante vasellame dipinto a motivi geometrici, zoomorfici e con figure umane stilizzate di notevole effetto ornamentale, di significato religioso e astrologico. Successivamente, nel periodo di maggior splendore dell’Elam, si costruiscono edifici religiosi, come l'imponente ziqqurat (torre templare a gradini, paragonabile alle prime piramidi) rinvenuta a Choga Zanbil e numerosi manufatti in bronzo. Ai Medi (728 a.C. – 550 a.C.) risalgono le tombi rupestri di Dukkan-i Dawud, di Farhad u-Shirin, di Fakhraka con prospetto caratterizzato da una copertura a tettoia sostenuta da colonne a protezione della porta d’ingresso, e con bassorilievi funerari. Della loro capitale, Ecbatana (oggi Hamadan) rimane la suggestiva descrizione di Polibio. Nell'arte del periodo achemenide (648 a.C. – 330 a.C.) converge tutto ciò che è stato creato nel corso dei millenni dai popoli dell’Asia, le cui antiche ed eterogenee tradizioni si fondono l’una con l’altra. Sin dall’inizio l’arte ha la sua funzione specifica di glorificare il re, le sue imprese e i suoi dei. È il Bene che vince sul Male, l’ordine che si impone al disordine: scompaiono gli episodi di guerra e le scene violente vengono sostituite da lunghe processioni di tributari e donatori. Malgrado gli evidenti legami con quella egiziana e babilonese, l'arte iranica si fa interprete di quell’aspirazione a una sovranità universale già profondamente sentita dal mondo mesopotamico, ed è quindi tutta rivolta all'esaltazione dell'autorità del re con la creazione di forme solennemente grandiose. Le prime testimonianze dell’architettura achemenide sono i resti noti con il nome di Masged-e Soleyman. Questa prima dimora fortificata del principe persiano è costruita su un’imponente piattaforma o terrazza artificiale addossata a pendici montuose. Le sue caratteristiche si ritroveranno anche nelle città capitali. La prima di queste, Pasargade, è formata da piccole case immerse nel verde dei giardini, da lussuosi palazzi reali e da una cittadella posta a difesa della città vera e propria. I palazzi, eretti su terrazze fortificate, includono portici, scalinate, ingressi monumentali e comprendono l'apadana, immensa sala riservata alle udienze su decine di colonne dai fastosi capitelli decorati con figure animali. Proprio l’uso razionale e sempre più diffuso della colonna accentua il senso di grandiosità. La seconda capitale achemenide è Persepoli, costruita su una piattaforma artificiale e circondata da muraglie; sulla terrazza sono disposti i palazzi dei sovrani, i templi, l’harem, il tesoro. Il complesso, eretto e ornato in tutte le sue parti in funzione delle grandi cerimonie del capodanno, è concepito come simbolo del potere regio e della divinità. I portali sono decorati da grandi bassorilievi di ispirazione assiro-babilonese, raffiguranti tori alati o geni o re in lotta con belve e mostri; le rampe delle scalinate reali, invece, sono fiancheggiate da lastre con rilievi raffiguranti cortei di sudditi, cortigiani e soldati della guardia. Gli edifici religiosi a noi pervenuti consistono in torri contenenti un’unica camera senza finestre, forse destinate a custodire il fuoco eterno, come a Naqsh-e Rostam, nei dintorni di Persepoli, in cui sono presenti anche tombe rupestri con facciata a imitazione della fronte del palazzo e decorazione a bassorilievi. Unico mausoleo regale che faccia eccezione all’uso dei sepolcri scavati nella roccia è la tomba di Ciro, in prossimità di Pasargade, costruita in blocchi di pietra bianca. La struttura è molto semplice: un edificio rettangolare con tetto a due spioventi elevato, secondo la tradizione babilonese, su una piattaforma a gradini. La scultura ha prevalentemente funzioni decorative e celebrative e si realizza nei raffinati e precisi bassorilievi che ornano i palazzi. Posto importante occupano le arti minori, come vasellame, armi e gioielli. Con la conquista di Alessandro Magno e il successivo avvento della dinastia seleucide (330 a.C. – 150 a.C.), la produzione artistica, abbandonando o modificando le tradizioni propriamente iraniche, è soggetta alle più diverse influenze. La conoscenza e l'apprezzamento dell'arte del periodo partico (250 a.C. – 226) sono tuttora in corso di approfondimento. Nella scultura e nella pittura, grazie ad un particolare verismo è possibile ricostruire, con buona precisione, fattezze, usi e costumi della gente del tempo. Rivelatrice è la cura dei particolari, in contrasto con la visione sintetica dell'ellenismo. L'arte partica, infatti, insiste sui valori descrittivi della linea, portati a un punto tale da rimuovere ogni aspetto naturalistico per dare alla figura una fissità ieratica, ben evidente dalla rigidezza delle posizioni: solo le braccia si muovono per il minimo indispensabile. Al carattere ieratico si può associare una forma di spiritualizzazione delle figure: lo sguardo, gli occhi spalancati e fissi, fanno emergere l’essenza ultraterrena della divinità o il fervore ispirato del fedele. Infine, la frontalità: i personaggi, singoli o in gruppo, sono sempre rappresentati di faccia. Notevoli le influenze greco-romane, tanto che l'arte partica è stata vista come un derivazione, sia pure trasfigurata, dell'arte greco-romana. L’architettura conserva tradizioni antiche, riallacciandosi nelle piante dei palazzi, a quella babilonese. Novità dell’epoca sono le sale a gradini che talvolta circondano le stanze principali. Probabili invenzioni partiche sono l'iwan (sala di rappresentanza), a volta, interamente aperta da un lato, e il cortile quadrangolare, sul quale si aprono quattro iwan. Scarsa importanza, viene data alla colonna, che domina invece in quel periodo la scena architettonica dell’Occidente romano, qui invece diventa un semplice elemento di decorazione. Si sviluppa su larga scala e sistematicamente l’uso dello stucco, la cui tecnica è giunta probabilmente da Alessandria d’Egitto. Con i Sasanidi (sec. III-VII d.C.) inizia il periodo più propriamente iranico di tutta la storia persiana, in cui lo spirito nazionale diviene il fattore essenziale di tutta la vita spirituale e politica del paese. Nelle arti figurative, specie nell’arte ufficiale, si evidenzia più che altrove, il pragmatico intento di ricollegarsi alle tradizioni achemenidi, anche se lo spirito è profondamente diverso.Le grandi sculture rupestri celebrano l’essenza divina dei sovrani con scene d’investitura che vedono sullo stesso piano la divinità e il sovrano, che ne rappresenta l’autorità in terra. Grande impulso viene dato all’urbanesimo con la ricostruzione o la fondazione di nuove città. Nelle costruzioni si afferma la capacità di sfruttare l’arco e la volta in maniera razionale e armonica. Gli ambienti quadrati sono coperti con cupole su trombe d’angolo; le strutture sono prevalentemente in mattoni. Nuovo signficato assume anche lo spazio interno, che diventa spazio-luce, con decorazioni colorate e grandi iwan; l’inevitabile pesantezza della materia è nascosta da rivestimenti policromi in vetro o in mosaico o in stucco, che ricoprono quasi per intero gli edifici con motivi geometrici o floreali. I maggiori resti di architettura sasanide sono il cosiddetto Taq-i Kisra (la grande sala del trono nel palazzo reale) presso Baghdad, i palazzi di Firuzabad, Bishapur e Ctesifonte, i monumenti religiosi (templi del fuoco), le opere pubbliche (come il ponte di Sustar e di Dizful). I bassorilievi regi, spesso eseguiti accanto a monumenti achemenidi, confermano l’intenzione dei Sasanidi di ricollegarsi con la più illustre tradizione nazionale; i personaggi sono convenzionalmente raffigurati, le scene puramente simboliche e statiche. Il livello artistico raggiunto si manifesta anche nelle arti minori. La produzione tessile acquista grande importanza; la decorazione ad arabeschi è tratta dalla pittura parietale e dagli stucchi. Gli stessi motivi si ritrovano su piatti, coppe, sigilli, cammei, ecc. Con la conversione all'islamismo (650 – 934), le capacità creative del genio iranico contribuiscono alla nascita dell’arte islamica. Con opportuni adattamenti alla nuova religione, non si registrano rotture con il passato, ma si conservano antiche formule strutturali e planimetriche del patrimonio architettonico, che si sarebbero mantenute sostanzialmente immutate fino ai nostri giorni. Si fissa la tipologia della moschea a iwan, che fatta eccezione per la decorazione e la forma della cupola, rimane inalterata fino al XIX sec. Anche l'antico patrimonio iconografico subisce un processo di islamizzazione: ciò che prima aveva un significato simbolico, d'ora innanzi assume una funzione esclusivamente decorativa. Successivamente, in architettura si può parlare di uno stile ufficiale abbaside (parti più antiche della moschea maggiore di Isfahan, 760 circa, e della Moschea di Shiraz, 871). Le arti minori, invece, si mantengono fedeli alla tradizione sasanide, come dimostrano gli oggetti d'argento e di bronzo. Con i Selgiuchidi (sec. XI-XIII) in architettura si sviluppano alcune tipologie iraniche tradizionali; il contributo più notevole è rappresentato dalla trasformazione della moschea ipostila nella cosiddetta moschea-madrasa (accademia teologica), costituita da quattro iwan disposti a croce, prospicienti una corte; splendido esempio ne è la Moschea del Venerdì di Isfahan. L'architettura civile ci è nota dai palazzi dell'Afghanistan e dai caravanserragli. Negli esterni, la decorazione prevalente è in mattone tagliato e scolpito con ornati di tipo geometrico e vegetale. La pittura (specie per la miniatura) e la ceramica presentano una ricca fioritura di opere notevoli, provenienti dalle manifatture di Kashan, Reiy e Sawe, con la decorazione a lustro metallico e le ceramiche policrome dette mina'i. Si afferma, inoltre, la decorazione parietale in ceramica smaltata realizzata con mattonelle. Inizia probabilmente in questo periodo l’industria dei tappeti, che si consolida nel tipo tradizionale con cartella centrale e motivi ornamentali posti simmetricamente rispetto al centro.
Con i Mongoli (Ilkhan, sec. XIII-XIV) l'architettura si sviluppa in senso monumentale e grandioso e si fa largo uso della decorazione in mosaico ceramico (Moschee di Tabriz, 1310-20, di Forumad, 1320, e di Varamin). Si introducono motivi e iconografie estremo-orientali. Centro della produzione pittorica è soprattutto Tabriz, la capitale.
Con i Timuridi (1370 – 1506) l'architettura non propone invenzioni nuove, ma presenta proprie variazioni dimostrando viva sensibilità per una ricerca armonica delle proporzioni pur nell'ambito del colossale, cui spesso indulge. Si inventa la cupola bulbosa su un alto tamburo e i rivestimenti finiscono per fasciare i monumenti, sia negli interni che negli esterni. Particolare fortuna ha la miniatura. Grande sviluppo conosce l'arte del tappeto che, a partire dal XV sec., elabora il tipo a medaglione. La dinastia Safavide (1502-1736) segna un periodo molto florido di cui l'architettura rappresenta uno degli aspetti più significativi, anche se nel complesso non rinnova i suoi schemi (Moschea dello Shah e quella dello Sheyk Lotfollah, 1603-17 a Isfahan). Ogni tipo di edificio, anche quelli di pubblica utilità, come bazar, caravanserragli e ponti, vengono costruiti con grandiosità e splendidamente decorati. La città di Isfahan, ricostruita a partire dal 1598, testimonia un nuovo gusto nella pianificazione urbanistica, con edifici collegati da piazze monumentali in un unico complesso. È questa un’antica concezione asiatica, di tradizione nomade, nella quale le funzioni sono disaggregate: il palazzo si frantuma in padiglioni distribuiti in un grande parco. Tutti i settori delle arti minori vivono un periodo di eccellenza: la miniatura e la rilegatura dei libri raggiungono livelli elevatissimi, soprattutto a Tabriz, Isfahan e Shiraz; riprende l’arte della maiolica; fiorisce la lavorazione di armi cesellate in oro; continua e si perfeziona la produzione di tappeti a vasi, a cartocci, a medaglioni. Con la caduta dei Safavidi l'arte persiana entra in una fase di decadenza dalla quale non sembra ancora essersi ripresa. Tuttavia con i Qajar (1781 – 1925) affiorano motivi popolareschi, sempre sdegnati dall'arte aulica, che riescono a dare una gustosa forza comunicativa a certe opere, specialmente pittoriche. Con la dinastia Pahlavi l'arte iranica viene inserita nel più vasto panorama mondiale. Nel 1964 il Club degli Artisti, fondato nel 1946, si trasforma in Ministero delle Arti e delle Culture, accogliendo artisti di tutti i settori. Al periodo pre-rivoluzionario, ispirato soprattutto alla tradizione miniaturistica, appartiene Sohrab Sepehri
(1928 - 1980). Il periodo post-rivoluzionario è caratterizzato invece da un'arte insieme rivoluzionaria e islamica, dove prevalgono opere grafiche dedicate ai temi della guerra e del martirio, non di rado collettive ed anonime. In architettura vi è un ritorno alle tipologie classiche: Moschea di al-Qadir (1977-87) a Teheran, e la nuova città di Shushtar (1976-87).
Fonti: La Nuova Enciclopedia dell’ARTE GARZANTI, Milano, 1995 Grande Dizionario EnciclopedicoUTET, Torino, 1990 AA.VV. Iran, tesori di Persia – Abaco Edizioni 1999 |
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