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Il capodanno persiano tra storia e leggenda


“Che bella leggenda, ancora più bella della realtà.
Quel giorno, il primo giorno del primo mese della prima stagione dell’anno, in primavera, è stato il giorno dello spuntare dell’erba e del fiorire sia delle piante che degli esseri umani”
Ali Shariati, (1923-1977)

NowRuz è il Capodanno persiano che cade il primo giorno del mese di Farvardin, in una data corrispondente al 21 marzo del calendario cristiano, ovvero con l'inizio della primavera.
In lingua farsi, now significa "nuovo", ruz "giorno".

Come spiega Abu Reyhan al-Birouni (983 – 1061), grande storico, scienziato, matematico, astronomo e letterato persiano, il termine ruz è il risultato della contrazione del nome di Hormozd, a sua volta derivante per contrazione dal nome di Ahura Mazdah, il Signore Saggio degli zoroastri.

Grazie allo studio del Sanscrito e alla profonda conoscenza della cultura della Persia e dell'India del suo tempo, Birouni offre, a proposito del Nowruz, una grande quantità di informazioni, soprattutto nei testi Asar Al-Bagiah e Al-Qanun al-Masoudi (qui, in particolare, spiega il Nowruz dal punto di vista delle tecniche di calcolo dei calendari).
Da Birouni apprendiamo che nel Nowruz si identifica il giorno in cui l'Angelo della vittoria incoraggiò lo spirito umano a creare cose sempre nuove, e che dunque la ricorrenza esprime una grande ricchezza di benedizioni: “in questa notte dal monte Damavand, l'altissima cima che domina Teheran, si sprigionano scintille, e vi è chi giura di aver visto una fiamma alzarsi dal pinnacolo del ghiacciaio”.

Secondo altri, citati nei medesimi libri, il Nowruz deve essere ricollegato al re Jamshid, figlio di Tahmuress, che nel giorno stesso in cui salì al trono per governare quasi tutto il mondo (in un'epoca precedente l'impero dei Medi) varò alcune riforme religiose, particolarmente gradite al popolo che trasformò la ricorrenza di quel giorno in una festa, la festa di Nowruz, appunto.

La ricorrenza venne poi osservata anche dagli antichi re e i festeggiamenti furono organizzati secondo una speciale gerarchia: il primo giorno era detto appartenere ai monarchi, il secondo agli aristocratici, il terzo ai funzionari del re, il quarto ai servitori di corte, il quinto agli abitanti delle città e il sesto ai contadini. Presso i Sasanidi (III-VII secolo d.C.) però, come ricorda Birouni, il primo giorno di Nowruz il re chiamava a raccolta il popolo, invitandolo alla fratellanza; il secondo egli si occupava dei problemi della popolazione rurale; il terzo giorno apparteneva al clero e ai soldati, il quarto alla famiglia reale, il quinto ai servi del re, che proprio allora venivano gratificati o promossi di rango, e il sesto al monarca in persona.

Altre tradizioni di Nowruz aggiunsero elementi ulteriori alle gesta di Jamshid, narrando che il grande re si era costruito un carro a bordo del quale attraversava i cieli; una volta viaggiò così dal Damavand sino a Babol, sulla costa del Mar Caspio, e tutta la gente si raccolse per vederlo passare. Il Nowruz costituirebbe quindi la festosa celebrazione annuale di quel passaggio. E vi è chi racconta che nel suo peregrinare celeste, Jamshid si recava a volte anche nell'Azarbaijan, dove si fermava, assidendosi su un trono d'oro che la popolazione locale trasportava sulle spalle. Il Nowruz sarebbe dunque la ricorrenza del giorno in cui, grazie alla presenza di Jamshid, il trono sfavillava davanti al sole.
La figura di Jamshid compare in molte delle leggende relative al Nowruz.. Birouni, citando un sacerdote zoroastriano, informa che la canna da zucchero fu scoperta in Iran nel giorno di Nowruz, quando Jamshid assaggiò un poco della linfa secreta dal suo fusto: la trovò dolce, e ordinò di lavorarla sino a produrne zucchero. Lo zucchero divenne così un popolare bene di scambio, e da quel tempo si usa confezionare dolcetti ed offrirli per il Capodanno.
Al concetto di dolcezza si collega anche la credenza popolare secondo cui, se la mattina del Nowruz, appena svegli e in silenzio, si assaggia un pò di miele prendendolo con tre dita e si accende una candela, si verrà preservati dalle malattie.

Birouni cita inoltre Ibn Abbas per introdurre una delle tradizioni che illustrano il fondersi della tradizione iranico-zoroastriana del Nowruz con l'Islam.
Un giorno qualcuno offrì al Profeta Maometto un dolce su un piattino di rame, e il Profeta chiese spiegazioni. Gli fu riposto che quel giorno era Nowruz. Il Profeta domandò che cosa fosse Nowruz. “La grande festa degli Iraniani” gli fu detto. "Io so - ribattè il Profeta - che la giornata di oggi ricorda il momento in cui l'Onnipotente resuscitò Askareh". "Ma che cos'è Askareh?" - gli domandarono a loro volta i suoi ospiti. E il Profeta spiegò che un tempo migliaia di persone avevano lasciato la loro terra per paura della morte e si erano recate nel deserto; ma proprio laggiù Dio aveva ordinato che tutti morissero. E così fu, all’istante. Subito però l'Onnipotente, impietositosi, aveva ordinato alle nuvole di versare acqua sui loro corpi, perché tornassero in vita, e tutta quella gente resuscitò (probabilmente da questo deriva l'usanza di spruzzare l'acqua il giorno di Capodanno). Terminata la spiegazione, il Profeta dell'Islam divise quel dolce fra tutti i presenti (da qui l'abitudine di offrire doni per Nowruz) e disse: "Vorrei che ogni giorno fosse Nowruz".

Secondo il sesto Imam degli sciiti, Jafar ibn Muhammad Sadiq, Nowruz fu il giorno in cui Dio strinse un patto con gli uomini a Lui fedeli, i quali promisero di non avere mai altro Dio, di credere nei suoi Profeti, nei suoi comandamenti e negli Imam (dello Sciismo). Fu questo anche il giorno in cui l'arca del Profeta Noè toccò finalmente il monte Ararat dopo il diluvio universale; ed anche il giorno in cui il Profeta Abramo distrusse gli idoli pagani.


Nowruz Il capodanno persiano oggi


Ancora oggi il Nowruz rappresenta la festa più importante dell’anno, in cui gli Iraniani dimostrano tutto il loro attaccamento ai costumi e alle tradizioni nazionali.

Alcuni giorni prima di Capodanno si prendono dei semi di grano e si mettono in un piatto con un po' d'acqua a germinare.
L'ultimo mercoledi dell'anno (Chahar-Shanbeh-Suri), si accendono i falò per le strade e la gente salta sopra le fiamme , gridando "Dammi il tuo bel colore rosso. E portati via il mio pallore malaticcio!". I bambini corrono per le strade tamburellando su pentole e tegami con cucchiai, per scacciare l'ultimo mercoledì sfortunato dell'anno, mentre bussano alle porte per chiedere offerte.
Alcuni giorni prima dell'Anno Nuovo, in ogni casa si prepara un tavolo particolare, detto Haft-Sin (sette S) sul quale si mettono sette piatti, ciascuno dei quali, in persiano, inizia con la lettera "S" (sin), come sabzeh, germogli di grano o lenticchie, che simboleggiano la rinascita; samanu, dolce cremoso a base di grano; sib, mela, che rappresenta la bellezza; senjed, giuggiole secche, che rappresentano amore e ospitalità; sir, aglio, che rappresenta la medicina; somaq, sommaco (spezia di colore rosso usata normalmente per insaporire la carne), che rappresenta il colore dell'aurora; serkeh, aceto, che rappresenta l'età e la pazienza.
Sulla tovaglia dell'Haft-Sin, detta sofreh si pongono anche alcune monete, auspicio di prosperità e ricchezza; un cesto con uova dipinte, che rappresentano la fertilità; un pesciolino rosso in una brocca che rappresenta la vita; una bottiglia di acqua di rose dai poteri magici. In un braciere si deposita il rue selvatico, un'erba sacra, simile all’incenso, il cui fumo covando sotto la cenere scaccia gli spiriti cattivi; un vaso di giacinti o narcisi; uno specchio come immagine e riflesso della Creazione, che secondo una tradizione persiana è avvenuta il primo giorno di primavera, e il Corano, a ricordare la fedeltà all'Islam.
A Teheran l’arrivo del nuovo anno viene annunciato con una cannonata sparata a salve dai militari; nelle case baci, abbracci, scambio di auguri e di doni per i più piccoli, generalmente banconote nuove fiammanti.
La festa di Capodanno dura 12 giorni, cioè i primi 12 giorni dell'anno. Il 13° giorno per ogni persiano è obbligatorio uscire di casa: secondo la tradizione questo è l'unico modo per tenere lontano da casa gli spiriti maligni che, non trovando nessuno, sono costretti ad andarsene. La giornata di solito si trascorre in campagna; si portano anche i germogli preparati per Capodanno perchè è usanza gettarli in un corso d’acqua, come segno benaugurante. Le donne, specie quelle non sposate, prima di buttarli in acqua annodano le foglie, augurandosi un sicuro e duraturo prossimo legame d'amore. Quando il nodo si scioglierà, il desiderio espresso si realizzerà.

Fonti:
AA.VV. Iran, tesori di Persia – Abaco Edizioni 1999
www.sapere.it
 
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